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Viviamo nell’epoca del quasi.
Non del forse, che almeno è onesto.
Proprio del quasi.
Quasi pronti.
Quasi finito.
Quasi deciso.
Siamo tutti in fase di definizione,
come se la vita fosse una bozza salvata male.
C’è chi sta ultimando una tesi dal 2011.
Chi per lasciare un lavoro “appena si sistema una cosa”.
Chi per chiarire una relazione “dopo questo periodo”.
Che è sempre questo periodo.
Il quasi è comodo.
Non ti espone.
Non ti inchioda.
C’è chi tiene aperto un gruppo WhatsApp con tre messaggi e ventidue silenzi,
perché chiuderlo sarebbe un gesto definitivo.
Meglio lasciarlo lì, come un vaso rotto che potrebbe tornare utile.
Ci sono bar che non chiudono mai davvero:
abbassano la serranda a metà,
lasciano una luce accesa,
così chi passa può pensare che non è ancora finita.
Così facciamo anche noi.
Rimaniamo in quella fase intermedia in cui
non sei responsabile,
non sei colpevole,
non sei nemmeno libero.
Perché per essere liberi bisogna arrivare a qualcosa.
E arrivare fa paura.
C’è chi risponde alle mail con:
“ti aggiorno”
e poi cambia continente.
Chi dice:
“ne parliamo”
come se parlare fosse un luogo e non un’azione.
Chi vive in case arredate “provvisoriamente” da dieci anni,
con i quadri appoggiati a terra,
perché inchiodare significa restare.
La fine oggi è vista come una caduta di stile.
Meglio restare eleganti nel sospeso che goffi in una decisione.
La fase conclusiva che non conclude è un parcheggio a tempo indeterminato.
Non scade.
Non multano.
Ma intanto il motore resta acceso.
E più resti lì, più diventa difficile spiegare perché non sei mai ripartito.
Perché, quando qualcosa finisce davvero
non puoi più correggerla,
non puoi più giustificarla,
non puoi più dire “dipende”.
Resta.
Intera.
Tua.
Così accumuliamo finali non fatti:
cene senza conto,
progetti senza firma,
addii con la porta socchiusa “per educazione”.
Ma c’è una cosa che non ci insegnano:
ciò che non concludi
non resta aperto.
Ti resta addosso.
Come una frase interrotta.
Come un punto che non hai avuto il coraggio di mettere.
E che continua a bussare.
FINE
Morale: DEFINISCI: CONCLUSO È IL MOMENTO IN CUI SMETTI DI TENERE APERTO PER PAURA E ACCETTI CHE QUALCOSA RESTI COM’È ANDATA, SENZA AGGIORNAMENTI, SENZA VERSIONI SUCCESSIVE, SENZA “POI VEDIAMO”.È QUANDO IL QUASI DIVENTA COSÌ. QUANDO IL POSSIBILE SI RITIRA E LASCIA SPAZIO AL REALE.